Una copertura costruita secondo criteri di risparmio energetico deve rispondere ai seguenti requisiti:
• proteggere l’edificio dagli agenti atmosferici quali l’acqua piovana, la neve, il vento, il gelo, ecc;
• proteggere l’edificio dalle basse temperature in inverno e da quelle elevate in estate, garantendo benessere e freschezza;
• proteggere l’edificio dai rumori provenienti dall’area circostante o dall’area soprastante, come ferrovie, fabbriche, voli di aeri, ecc;
• consentire una corretta traspirabilità, fungendo da elemento igroregolatore degli ambienti sottostanti.
NE CONSEGUE:
Uno dei problemi principali nella realizzazione della copertura di un edificio, sia in fase di ristrutturazione che di nuova costruzione, è il tetto.
Le soluzioni tecniche, soprattutto dal punto di vista dell'isolamento termico sono molteplici e spaziano dall'uso di differenti materiali al loro diverso assemblaggio. Il tetto ventilato costituisce un particolare modo di organizzare i componenti della copertura in modo da ottenere un moto ascensionale dell'aria al di sotto del manto finale. Teoricamente l'aria più fresca proveniente dall'esterno, entrando dalla zona della gronda, si riscalda nel suo tragitto sotto i coppi o le tegole, grazie alla temperatura aumentata per l'effetto serra, e fuoriesce dal colmo dopo avere sottratto calore all'interno. Tutto ciò contribuisce al miglior funzionamento estivo dell'isolamento termico di tutto il pacchetto copertura e, infine, al risparmio energetico.
Bisogna però considerare tre fattori non secondari di questa soluzione:
1) il primo riguarda il funzionamento invernale (si sottrae calore e si raffredda, al contrario dell'estate?);
2) il secondo interessa i costi dell'intervento che, naturalmente, è molto maggiore di un tetto non ventilato o microventilato;
3) infine il problema delle maestranze: qualora non si abbia a disposizione un'impresa e operai all'altezza del compito, con la dovuta esperienza, la capacità tecnica e la cura nell'operare a regola d'arte il risultato sarà scadente, se non nullo.
Il progettista della costruzione deve, perciò, saper fornire i particolari costruttivi del tetto (occorre una sezione molto esplicativa) e il direttore dei lavori deve seguire con cura la fase della posa in opera dei materiali e dei componenti edilizi. Spetta, inoltre, allo stesso professionista, illustrare con congnizione di causa le soluzioni a disposizione al committente.
Solo un attento esame di quanto detto sopra darà, alla fine, un risultato di valore al fabbricato, mentre non è opportuno seguire mode, copiare conoscenti, ascoltare persone con poca conoscenza teorica dell'argomento o fidarsi di chi non fornisce adeguate garanzie.
Leggere le pagine di questo sito aiuta sicuramente la comprensione di tecnici, operatori, amministratori, rivenditori di materiali edili, studenti e cittadini qualsiasi che stanno per iniziare la costruzione di una casa o di un qualsiasi edificio.
ASPETTI TECNICO - PRESTAZIONALI DELLE COPERTURE DISCONTINUE
UNI 8178 - Estratto
5.6 STRATTO DI BARRIERA AL VAPORE
Impedisce il passaggio di vapore d'acqua per controllare il fenomeno della condensa all'interno della copertura.
Lo si adotta quando, in presenza di elemento termoisolante, si verificano le suguenti circostanze:
a)-presenza sopra l'elemento termoisolante di strato di tenuta all'aria (quaina con compito anche di tenuta all'acqua);
b)-presenza di vapore acqueo negli ambienti sottostanti ovvero adozione di elemento termoisolante sensibile all'umidità.
La barriera a vapore viene posta al disotto dell'elemento termoisolante, immediatamente sopra la struttura portante.
N.B. Nella stagione invernale, con il normale riscaldamento ed il 50% di umidità relativa interna, perchè si verifichi il PUNTO DI RUGIADA (passaggio dallo stadio di vapore a quello di acqua) è sufficiente una differanza termica di 15° fra la temperatura dell'ambiente sottotetto e la temperatura che si verifica dentro lo spessore dell'elemento termoisolante, verso l'esterno.
Per tanto, anche già con una temperatura esterna di +8°, il vapore non riesce ad arrivare nella camera di ventilazione allo stato gassoso e la trasformazione in acqua avviene dentro lo spessore dell'isolante.
Questo fatto è molto negativo, perchè l'acqua è il più forte elemnto di degrado di un isolante termico.
Perchè non si ferifichi tale fenomeno è indispensabile l'uso di una barriera al vapore, che mantenga questo sempre allo stato gassoso, al disotto dell'isolante termico nella zona calda.
5.5 ELEMENTO TERMOISOLANTE
Porta al valore richiesto la resistenza termica.
5.16 STRATO DI TENUTA ALL'ARIA E ALL'ACQUA - (GUAINA)
Lo si pone al disotto dell'elemento di tenuta (coppi), distanziato dallo stesso tramite uno strato di ventilazione.
5.17. STRATO DI VENTILAZIONE.
Si ottiene mediante realizzazione di una intercapedine a spessore costante fra gli elementi di copertura e lo strato sottostante.
Ha la funzione di contribuire al controllo delle caratteristiche igrotermiche della copertura attraverso ricambi d’aria.
Viene adottato al fine di:
- nella stagione calda: ridurre il calore sottostante l’elemento di tenuta (coppi) attraverso l’attivazione di moti convettivi, rendendo confortevole l’abitabilità del sottotetto.
- nella stagione fredda: evitare il ristagno dell’umidità sotto l’elemento di tenuta, con conseguenti condense che deteriorano il materiale isolante e le altre strutture della copertura.
E sempre localizzato al disotto dell'elemento di tenuta, (meglio se a contatto di esso), e al disopra dell'elemento termoisolante.
Dimensione consigliata: cmq./ml. 550 - massima cmq./ml. 800
(VEDI UNI 9460/2008)
5.3 ELEMENTO DI TENUTA
Coppi - Tegole - Embrici.
UNI 9460 - Estratto
13. Schemi Funzionali e relative soluzioni conformi.
Le coperture discontinue, dal punto di vista della metodologia di controllo del comportamento termoigrometrico, possono essere individuate e classificate nei quattro schemi funzionali seguenti.
13.1 Copertura senza elemento termoisolante e senza strato di ventilazione.
13.2 Copertura senza elemento termoisolante, con strato di ventilazione.
In questa copertura, che è una variante del precedente schema, non è presente l’elemento termoisolante, mentre esiste uno strato di ventilazione che ha lo scopo di migliorare il comportamento termoigrometrico complessivo. Una sequenza tipica di strati o elementi funzionali, conforme a questo schema di copertura, è riportata in fig. 26.
13.3 Copertura con elemento termoisolante,
senza strato di ventilazione (tetto caldo).
Esempio: pannelli isolanti sagomati, con funzione di supporto all’elemento di tenuta dell’acqua (coppi o tegole).
13.4 Copertura con elemento termoisolante,
con strato di ventilazione (tetto freddo).
Questo tipo di copertura è forse quello che dal punto di vista termoigrometrico dà le migliori garanzie di buon funzionamento, lo strato di isolamento termico permette di raggiungere il valore richiesto di resistenza termica globale mentre lo strato di ventilazione contribuisce a regolare le caratteristiche igrotermiche della copertura. Una sequenza di strati o elementi funzionali che è conforme allo schema di questa copertura è riportata in fig. 28.
La sequenza riportata può subire delle variazioni secondo le tecniche di realizzazione, per esempio lo strato di ventilazione (sempre disposto immediatamente sopra lo strato isolante) può essere, oltre che realizzato mediante lo spazio sottotetto, anche ricavato mediante una apposita intercapedine ventilata a spessore costante, inclinata, disposta a ridosso della struttura portante. Una sequenza di strati o elementi funzionali che è conforme allo schema di questa copertura è riportata in fig. 29.
UNI 8627 SISTEMA DI COPERTURA - Estratto
6.2 Coperture discontinue (Microventilazione).
Nei sistemi discontinui si è spesso in presenza di una microventilazione sottotegola; qualora il sistema dal punto di vista termoigrometrico si affidi solamente a tale ventilazione viene considerato NON VENTILATO. In ogni caso lo strato di microventilazione sottotegola viene considerato con l’elemento di supporto, a distanza minima di 2 cm. dalla base d’appoggio.
VENTILAZIONE
Corretto dimensionamento del tetto ventilato realizzato con intercapedine
Vedi ricerche e sperimentazioni effettuate nel tempo ed esposte, sintetizzate, nella BIBLIOGRAFIA.
9.3 REALIZZAZIONE DELLO STRATO DI VENTILAZIONE E DELLO STRATO DI ISOLAMENTO TERMICO
ESTRAPOLATO DALLA NORMA UNI 9460/2008
9.3.1 VENTILAZIONE
Nelle coperture ventilate o si è in presenza di uno spazio sottotetto libero e ventilato oppure è predisposta una opportuna intercapedine lungo la falda.
Quando si intende adottare una intercapedine a spessore costante lungo la falda, lo spessore stesso, e quindi la sezione utile di flusso, dipende dal tipo di tegola (geometria, ecc.), dalla lunghezza della falda, dalla sua pendenza e dal tipo di intercapedine (in comunicazione con il sottotegola o separato), dalla conformazione delle sezioni di ingresso e di uscita, nonchè dalle condizioni ambientali interne ed esterne (vento, irraggiamento solare, ecc.).
Generalmente, la sezione di flusso per intercapedini efficaci nella riduzione del flusso termico in clima estivo, nel caso di pendenze usuali in Italia (30-35%) e lunghezza di falda usuali (fino a 7 m), è di almeno 550 cmq netti per ogni metro di larghezza della falda, al di sotto della listellatura nel caso in cui l’intercapedine è in comunicazione con la listellatura stessa.
Tali prescrizioni devono essere rispettate anche quando si adotta un'intercapedine delimitata da due strati piani paralleli (doppio tavolato, pannelli, ecc.).
Nel caso in cui non sia prioritaria l'esigenza di una efficacie ventilazione estiva, e in presenza di lunghi periodi con ambiente umido, possono essere adottate coperture che assicurano lo smaltimento di eventuale vapore d'acqua accumulatosi nella copertura sia in inverno che nelle stagioni intermedie, con uno spessore dell'intercapedine tale da assicurare una sezione libera di almeno 200 cmq. per metro di larghezza di falda. In queste circostanze è opportuno evitare il collegamento tra gli strati di falde orientati in modo opposto, onde ridurre gli effetti negativi dovuti al vento.
Nel caso di coperture in coppi posati su listelli, la naturale forma degli stessi assicura il soddisfacimento di tale recuisito.
Deve essere assicurata sulla copertura una adeguata sezione di ingresso dell’aria in corrispondenza della linea di gronda e di uscita in corrispondenza del colmo. Tale sezione è ottenibile sia con fessure continue o discontinue, protette dall'ingresso di insetti e volatili, o aperture puntuali, limitando il più possibile l’ostruzione della sezione.
In corrispondenza del colmo deve essere assicurata la tenuta all'acqua e alla neve trascinata dal vento
9.3.2 MICROVENTILAZIONE SOTTOTEGOLA
In qualsiasi tipo di copertura (isolata o no, ventilata o no), è necessario prevedere una microventilazione sottotegola per evitare persistenza di umidità, formazione di condensazioni e per prolungare la durata del sistema. Tale microventilazione è attuata posizionando le tegole su listellature di supporto e può essere incrementata con l’impiego di tegole munite di aeratore.
è necessario verificare che la linea di gronda e il colmo siano liberi da ostacoli che possano impedire la libera circolazione dell'aria.
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